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Bangkok, Phuket e l’ottimismo dell’azione

Un tramonto spettacolare su Phuket

Il viaggio è proseguito verso la Thailandia: Bankgog e poi Phuket.

Bangkok l’ho vissuta e bruciata in 16 ore: bloccato nel traffico appena atterrato, di corsa verso l’evento, poi cena a ruota, infine un sonno forte (finalmente!) e al mattino di nuovo l’aereo. Va un po’ così: in continuo movimento.

Phuket mi aveva sempre attratto ed ero molto curioso di questa prima volta: avevo dei preconcetti artificiali, costruiti sul film The Beach con Di Caprio e dalle immagini del terrificante tsunami del 2006, con il conseguente icastico film con Ewan McGregor, The Impossible. Quindi: mare cristallino, chiassosi grovigli umani, rigoglio vegetativo, fumo e odori del cibo di strada. L’apice di Phuket, dopo una degustazione serial dei vini Ruffino e degli altri produttori italiani nella terrazza del Nai Harn, meravigliosa struttura che ci ospitava, affacciato sul mare delle Andamane, è stata la seguente giornata sul catamarano. Il vento mi è soffiato nel viso, il mare mi ha schizzato più volte, sono andato sott’acqua. Un panismo cercato e voluto, che ha lavato via le scorie dei pensieri neri, la stanchezza dei continui viaggi aerei, i ritmi serrati di lavoro che mi hanno portato da Pechino a Hong Kong poi a Bangkok e infine a Phuket, in un crescendo di temperatura e morale.

In queste ultime ore le angosce dei ricordi si sono fatte più pressanti. Mi tornano in mente episodi, segnali, situazioni che si sono rincorsi in questi anni con Edoardo. E che non ho intuito. Nè aiutato lui a vincerle. Da lontano, come mi trovo adesso, si è più spietati nell’autoanalisi e il vuoto che ogni tanto ho sentito, “abisso orrido, immenso”, non è stato espiato coi colleghi, come è avvenuto durante la scorsa settimana, quando abbiamo avuto modo di stare insieme e lenirci reciprocamente. Riempire ognuno, un po’ con la propria presenza, il grande vuoto che ci accomuna.

Ho vissuto questo viaggio come in una dimensione atemporale, alimentata da memorie funeste che ogni tanto si palesavano violente e azionata da un presente iperattivo scandito da impegni di lavoro, aerei in ritardo, traffico intenso. Ora è il tempo del ritorno, da un viaggio che sono stato incerto fino all’ultimo di intraprendere. Ma credo mi abbia bene scegliere di partire (nuove esperienze, nuove amicizie, una mia crescita psicologica e professionale), anche se ci sono stati momenti non semplici. La vita va avanti e continuo a ritenere che vada vissuta con l’ottimismo dell’azione, con progetti che ci riempiano, esplorando e conoscendo, in equilibrio su questa corda tesa che è la felicità.