Cacciatori di bietole.

In queste giornate ancora calde e suggestive di giorno, ma ormai ben autunnali, crepuscolari e umide di sera, le attività di giardinaggio e ortismo sono particolarmente gratificanti. La natura regala fioriture spettacolari, dei veri e propri canti di cigno: i fiori di zafferano che ogni mattina mi si schiudono sono commoventi. La terra spesso umida intride le mani di profumi intensi: quando spazzo le foglie di noci, o le rimuovo dalla canalina delle acque piovane. I cavoli neri cominciano a tirar su il loro fusto fiero, con le foglie di un verde scuro di grande eleganza. I corbezzoli contrastano col loro rosso fuoco il verde delle foglie e il bianco dei fiori, tutto assieme nello stesso momento. Le rose con le loro ultime rifioriture nelle loro conche. I lombrichi che appena smuovi la terra guizzano fuori.

Un vero e proprio momento di connessione e di bellezza.

In questi giorni sono anche spuntate, e con le bambine e mia zia ci siamo cimentati nella raccolta, le bietole. Non so come mai, ma ce ne sono tantissime. E le bietole selvatiche sono super buone. Saltate in padella, soprattutto. Ma anche per gli “gnudi”, i ravioli senza involucro di pasta così amati qua in Toscana dai tempi di Caterina dei Medici.

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