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Il calice in valigia, Venezia e un calazio nell’occhio.

Le frenetiche quanto spettacolari ultime settimane hanno recato in dote un antipatico, antiestetico calazio sull’occhio destro. E insieme alla valigia lo sto portando a giro con me. Stress, dice l’oculista. Può darsi. Intanto mi costringe a stare con gli occhiali da sole anche al chiuso, perché i miei zelanti colleghi mi rinfacciano continuamente il mio problemino…

12 luglio. Sono fra Treviso e Venezia, nella terra del Prosecco. Ruffino produce Pinot Grigio e Prosecco e siamo venuti coi partner americani a controllare la produzione. Sono un po’ stanco ma la giornata è bella e la ricorrenza di 3 anni fa, col premio di miglior comunicatore ricevuto a Cortina, mi ha messo comunque di buon umore. Da quel giorno la mia vita è entrata in un vorticoso frullatore, che mi ha travolto come professionista e come persona. Il libro La Toscana di Ruffino, il blog, il restauro di Bisarno, le bambine che crescono, oggi Ruffino Cares che sta diventando giorno dopo giorno più grande e che ieri sera ha vissuto un’altra conversazione attorno al calice, con il brillante Filippo Bartolotta che ha presentato il suo libro Da Che vino sei. Io sono fra il ribelle e l’esploratore. Attitudini che un po’, pur nel solco di un conformismo che i miei amici denigrano come ammiccante al “borghese”, ho sempre coltivato e provato a portare avanti. Domani finalmente il fine settimana. Ho proprio voglia di fermarmi. Di godermi la casa. Le bambine e la famiglia. Ho anche l’orto da portare avanti. Come se ne avessi poche. Ma non mi lamento. Bene così.

Ho vissuto in queste ore anche una prima volta. Venezia. Non c’ero mai stato – qualcosa, di pancia, mi teneva lontano dalla laguna – e ne ho davvero subìto un colpo di fulmine. Mi spaventava l’effetto disneyland, con le orde di turisti a farsi infinocchiare in una città ridotta a pura apparenza, svuotatasi delle sua anima necrofila, umida e decadente che avevo intuito nelle parole di Mann. O studiando l’epoca della serenissima. Pur avendo in parte confermato le mia sensazioni, la città è un unicum di bellezza, arte, ingegneria umana.

Adesso però è davvero tempo di casa.