Castelbuono

Lasciamo Cefalù dopo un energizzante bagno al mattino nella spiaggia urbana.

Ancora non c’è la calca e il mare è una tavola turchese.

Rientrati nell’appartamento, il tempo di una doccia per toglierci la salsedine (che invero a me piace) e proseguiamo il nostro viaggio: destinazione la costa occidentale. Ma prima, spronati dai tanti che ce lo consigliavano, una sosta nelle Madonie, nel paese inerpicato di Castelbuono.

Arriviamo salendo i continui tornanti che da Cefalù si inerpicano a Castelbuono. Leggiamo nella guida che questo era uno dei tratti della Targa Florio, la più antica corsa automobilistica italiana, voluta dai Florio, uno dei tanti lasciti di una delle famiglie più lungimiranti di Italia, le cui tracce sono oggi presenti nella navigazione, nel vino, nelle tonnare. I Florio sono I Leoni di Sicilia, libro che consiglio davvero a tutti di leggere, innamorati o no della Sicilia.

Ecco, la Targa Florio è stata sospesa per i continui incidenti. Il tempo di essere superati da dei motociclisti e di ritrovarne uno poco più avanti riverso per terra, disarcionato dalla moto, dopo un semifrontale con un auto. Fortuna che l’indomani abbiamo letto che il centauro non è deceduto, pur versando in condizioni molto gravi…

Un po’ scossi dall’incidente siamo arrivati a questo paese delle cuccagne.

Non so se è casuale, ma il termine Castelbuono è perfetto: dopo una piccola camminata fra sentieri stretti, viuzze coi panni stesi – una atmosfera deliziosamente retrò – si arriva al centro storico, apicale, di Castelbuono e si è subito pervasi da dei profumi di pasticceria, odore di mandorle tostate, macellerie, botteghe del gusto, persone che escono dalla Messa…

Siamo subito fermati dai commessi di una delle pasticcerie più note d’Italia, Fiasconaro, per degli assaggi. La specialità è la manna, una resina che viene estratta dal Frassino delle Madonie, e che viene utilizzata per tante preparazioni. Noi la assaggiamo a scaglie, essiccata. La acquistiamo in crema, miscelata con le nocciole. Poi crema al pistacchio, alla cioccolata, marmellate di fichi d’India, di gelso, di arance di Castelbuono, un panettone con lo zafferano e gli agrumi (ci siamo informati: scade a febbraio!), dolcetti con mandorle e pistacchi, torroncini, biscotti…

Il paese si dipana fra la piazza principale, con la chiesa, e il castello. Potere secolare e temporale che da sempre si guardano e si osservano, a debita distanza.

Ci rechiamo a pranzo a “Kilometro Zero”, un ristorante che vuole valorizzare i prodotti di mare e di terra delle Madonie, un giacimento enogastronomico unico.

Antipasti di mare e di terra e uno spaghetto ai ricci, bagnati da un bianco della vicina Abbazia Santa Anastasia. Al ristorante abbiamo anche conosciuto una coppia di Palermo e il pranzo è volato.

E’ tempo di rimettersi in moto verso Castelluzzo, San Vito Lo Capo.

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