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Cosmonauta deragliato.

Seggo solo al ristorante. Davanti a me una vetrata che mi separa dalle piste di decollo, una zuppa sbiadita di asparagi bianchi, ustionante, e tante facce smarrite e inappetenti di altri cosmonauti deragliati. Come me.

L’ennesimo disastro Lufthansa – Frankfurt. Una cena in solitario. In compagnia di altri viaggiatori che per chissà quali motivi sono bloccati qui. Mentre la Germania perde col Messico: e ne sono contento perché sono stanco della loro presunta puntualità, della loro millantata efficienza, della loro autoproclamata (e miope nei confronti della storia) leadership in Europa. Certo, la sola idea di volare Alitalia mi atterrisce, però per lo meno come Italiano non ho mai avvertito tanta arroganza come quando mi muovo nella terra dei kaiser.

Il sommelier mi vuole suggerire cosa abbinare alla zuppa di asparagi. “Non è buona?”, mi fa. “It’s damn hot”, ruggisco. Quasi me li stanno facendo venire a noia qua in Germania i miei adorati asparagi. Prendo a dispetto l’unico vino che mi aveva assolutamente sconsigliato, dopo avermi elencato tutti i pregi degli altri. Mi bruciano gli occhi. Ho anche dimenticato il collirio a casa, a Bisarno.

Una Bisarno sontuosa, ubertosa e rigogliosa, dove prosperano gatti, verdure, Upupole e peperoncini. E io eradicato in mezzo all’Europa.

Domani mattina si parte, ci si riprova, per Toronto. Mi alzo. La cena è stata comunque discreta buona. Mi fermo a vedere il lembo finale di partita dei mondiali insieme ad altri cosmonauti deragliati, Svizzera – Brasile, in un bar che vuole essere cool e invece è solo triste e vacuamente stilish, e poi salgo i corridoi tappetati (bleah) verso la camera, quel vecchio che vuol apparire antico senza riuscirsi.

Provo a rilassarmi. Devo. Domani mi aspetta una giornata di volo e lavoro a Toronto, di oltre 31 ore complessive, e devo mantenere lo calma. Tanto non serve a niente, anzi ci rimetto di salute, a innervosirmi. Ormai volare è così. Ritardi, voli cancellati, attese, e grandi incazzature. Non sono il solo e non è una questione di karma.

Il materasso è comunque soffice e per fortuna c’è lenzuolo e coperta, non quel fagotto a sacco che spesso si trova nel nord Europa che mi fa stare scoperti i piedi (che fastidio) e sotto sauna il corpo.

Rifletto. Sarei stato via dai miei affetti comunque. Ben peggio quando questi imprevisti accadono durante il viaggio di ritorno, o quando ho viaggiato malato. Lasciamo stare. Bevo un po’ d’acqua. Frei leggo sul tag. Che generosoni. Faccio i complimenti via Facebook a una amica messicana per aver vinto contro i tedeschi. I tedeschi di Lufthansa che – promesso – non mi avranno più a bordo. Provo a prendere sonno. Domani è un altro giorno.