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Crostate di more. Ritorno al futuro.

Un ritorno al futuro quello di questo giugno. Una pseudo normalità, fatta di regole, alcune capziose, per una ripresa della vita fuori dalle nostre case.

Al lavoro stiamo cercando di mettere in atto le (tante) idee nutrite durante gli “arresti domiciliari”. Abbiamo inaugurato la pergola de “Le Tre Rane”, ci siamo confrontati col nostro pubblico con un servizio di home delivery, “Le Tre Rane A casa tua” che devono tanto, tantissimo alla meravigliosa esperienza di “Cappuccetto Rosso – cibi e storie a casa tua”. Stiamo lavorando per la bottega. Il parco. Il loggiato dove fare merenda e aperitivi. Nuovi tour, nuovi percorsi di assaggio di visita. Il tutto sotto il segno del bello e del buono e in totale sicurezza: si, gli aspetti Health&Safety, ulteriormente complicati dal necessario protocollo di norme per il contenimento CoVid, sono in realtà uno degli aspetti più impattanti il mio lavoro e una delle prime fonti, se non la prima, di tante ore, stress e un po’ di nervosismo. Poi però mi fermo sotto la pergola, fra la collezione di agrumi medicea in questi vasi di corten, fra gli odori delle aromatiche e la grazia infinita delle rose, mentre mi gusto una panzanella con un calice di Aqua di Venus, o un sorbetto col Vermouth, e riesco a sublimare, a ottundere questi nervosismi e rispondermi che sì, tutto questo vale la pena perchè dietro il ripristino di un’attività complessa come quella di Poggio Casciano ci sono persone, colleghi, che erano fermi. E allora vale si la pena sottostare a regole, a norme e continuare a nutrire la nostra creatività, perchè niente è come prima e ogni cliente è una piccola grande conquista.

Anche a casa non ci si è fermati. Dopo i cipressi in pieno lockdown, e il mio pollaio con tre galline (in queste ore è arrivata anche la nera Omelette, così il Gallo Orazio potrà finalmente alleggerire la sua tensione sessuale verso la sola bianca LadyCocca), le principali novità si stanno concentrando a valle della casa, con la sistemazione del pozzo e del suo collegamento con la casa: abbiamo anche un po’ sistemato la terra con un trattorista ed è in progetto una scalinata che dal pozzo conduca verso la spianata sotto il livello dell’orto. Il pozzo, antichissimo, sta venendo molto bene nel suo ripristino e, a destra e a sinistra della futura scalinata, si sono definite due distinti fazzoletti di terra triangolare che declinano verso il pozzo. In una di questa, alla sinistra del pozzo, ho deciso di ripristinare l’antico paesaggio botanico: vi erano delle more, dei roveti intricatissimi, su cui la solita gente aveva gettato immondizia, anche eternet, convinti che sotto il rovo nessuno si sarebbe accorto di niente…comunque, noi abbiamo acquistato quel terreno, pozzo incluso, ripulito tutto, ridefinito un po’ le linee morfologiche, smaltito gli inquinanti e….mi è preso voglia di restituire quel che c’era. Le more sono un altro richiamo alla mia infanzia, Andavo sempre a cercarle, soprattutto con mia zia e le mie cugine, nelle colline sopra Bisarno. Anche in Casentino mi piaceva andare a raccogliere: di un posto segreto in una località chiamata Omomorto si diceva fra bambini – e io ne ero stupito – che li crescevano more grandi come susine…E poi le marmellate in quegli ubertosi pentoloni di latta gorgoglianti profumi peciosi…

Insomma, per farla breve dopo lungo pensiero ho deciso di ricreare una roveta, come vi era prima, ma questa volta con more allevate a spalliera, in modo da favorire una pettinatura del paesaggio, una più facile raccolta e, ma questo mi limito a sperarlo, un disincentivo all’abbandono rifiuti!

Per adesso abbiamo piantato le piante ma ho già comprato i tutori in ferro da vigna con filo e tirafilo per tentare l’allevamento a spalliera! Non vedo l’ora, di farlo, di raccogliere le more, delle marmellate e delle goduriose crostate che ne conseguiranno.