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Edo

Ti schiarivi la voce sempre, prima di parlare. E gonfiavi il petto: “Allora..”, e iniziavi le tue osservazioni. E anche le tue email grondavano sempre di ampi preamboli: quante ce ne sono salvate fra i preferiti della mia posta elettronica. Adesso sono io a schiarirmi la voce. A farmi forza. Questa non la ce la dovevi combinare, Edo. Come hai potuto? Hai un bambino – già aveva perso sua mamma che aveva poco più di due anni. Lui sua mamma, te la sposa promessa nella tua Poggio Casciano. Era un afoso giugno di qualche anno fa. Avevo intuito la tua fatica di ripartire, di fare spallucce al destino, tu insieme al tuo “cucciolo” come lo chiamavi.

Ma eri ripartito. Ce l’avevi fatta. Anche imparando come tagliare le unghie al bambino, la tua prima preoccupazione che mi avevi esternato, e poi ad affilargliele, per la sua vita davanti. Eri ripartito col tuo modo quasi bulimico di aggredire la vita, di aggrapparti con forza a nuovi entusiasmi, provando a riempire quel nulla che ti stava divorando di passioni sbrilluccicanti e assolute, che bruciavi in tempi rapidissimi e di nuove ne trovavi, e sempre totalizzanti. Noi ne ridevamo con te perché ci sembravano così illogiche e assurde: la fotografia, l’acustica, i raggi laser, il Pinot Nero in terrazza, il sabrage, gassificare le bottiglie, le tue porzioni gigantesche di pasta, la tua casa in Mugello dove eri sempre così contento di annidarti, poi la vela, il mare. Ne ridevamo, vero, ma in un certo senso a te riuscivano a dare una direzione. Erano un significato, una strada, una destinazione, insieme al tuo piccolo cucciolo che aveva sempre più lo sguardo della mamma-stella.

E quando ti vedevo sorridere, e lo hai fatto tante volte, i tuoi sorrisi mi nutrivano. Quante persone si sono innamorate di te Edo? Come non poterlo essere? Eri una persona bella. Un tuo sorriso significava che malgrado tutto si può e si deve condurre una vita normale. Ogni volta che ti vedevo sentivo l’urgenza di abbracciarti, di toccarti, di darti un bacino dicendoti di smetterla con le sigarette. E sono certo che di queste passioni, delle emozioni che ti suscitavano, eri felice anche te, quella felicità strappata alla nausea, conquistata e non attesa. Un giorno ci eravamo messi a parlarne, di questa felicità. Io ci mettevo parole troppo difficili per possederla. “Usi sempre questi paroloni”, dicevi. La felicità è una cosa semplice, ci se ne accorge sempre dopo. Riuscivi nel raro dono di pacificare. Io che sono fragile, che mi sento sempre un precario sulla corda sfilacciata della serenità – venivo da te. Ero io a venire da te. Venivo da te per sfogarmi, per raccontarmi, per ridere insieme. E tu sapevi sempre ascoltare e consolare, e sorridere.

Io non so farmene una ragione e mi vergogno Edo, mi vergogno di me e ti chiedo scusa. Scusa se non ho capito, se non ho provato a scardinare quel tuo mondo sommerso che ti macerava. “Il pensiero è come l’oceano, non lo puoi fermare”. Ho troppi rimorsi ora: di non aver voluto troppo indagare, di non averti fatto domande, di non esserti stato troppo vicino, come se le tue irrequietudini avessero potuto inquinare il mio stupido mondo dorato. Come se avessi avuto paura del tuo dolore e avessi cercato solo l’Edoardo scanzonato con cui passare insieme bei momenti.

E ne abbiamo trascorsi. Ci siamo divertiti in Borgogna, ci siamo divertiti nelle Langhe, ai Vinitaly, alle “anteprime”, alle degustazioni insieme, in tante occasioni in ufficio quando siamo arrivati insieme 10 anni fa, tu così ansioso di capire cosa dover fare, io a mio agio in quell’incertezza non protocollata. Quante Ruffino abbiamo vissuto? Alti e bassi. Ma quanto ti piaceva il tuo lavoro! Ci eravamo subito affezionati.

Sarà impossibile per me, per noi, lasciarti andare via e non ci andrai via, caro Edoardo. Tuo babbo, tua mamma, il tuo “cucciolo”, i tuoi zii, i tuoi cugini, i tuoi parenti, gli amici, chi ti ha voluto bene, chi ti ha avuto come compagno di banco, o di scrivania, o di bevute, chiunque ti abbia anche solo sfiorato, non ti farà andare via. Se è vero che si vive nei ricordi, tu vivrai allora due volte perché non sarai solo il mio passato ma diverrai un proposito, una lezione, una freccia, un albero, quel sorriso che hai saputo sempre regalarci con la tua presenza.

Scusami Edoardo, grazie per le attenzioni che mi hai dedicato.