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Il 2018. L’anno che è stato.

Primo post del 2019. Non vedevo l’ora che finisse questo 2018, che nella sua orripilanza (per adesso, l’annus horribilis della mia vita) ha comunque portato qualcosa di bello. Ed è un esercizio nutriente e balsamico per la mia psiche riuscire a concentrarmi sui suoi aspetti positivi, malgrado tutto.

E’ stato un grande anno lavorativo: il progetto Ruffino Cares, le soddisfazioni dei viaggi, la crescita delle responsabilità e dell’area comunicazione…Insomma, dal punto di vista professionale, un anno tutt’altro che horribilis!

Bisarno, la nostra casa, il nostro progetto di vita, ha assunto, dopo quasi tre anni di lavori, una certa compiutezza: è stato, è, uno dei pochi stimoli che ho continuato ad avere anche fra agosto e ottobre. Si è concesso con la sua bellezza e il suo saper accogliere. Il babbo ci ha passato gli ultimi mesi ed era l’unico posto in cui “stava bene”. Ho imparato a fare l’orto. Ho affinato ancora di più la mia passione per gli arredi e l’architettura, per cercare di riproporre il bello che emana e la sua storia, e di renderlo confortevole e moderno. Una volta ho scritto che Bisarno pareva quasi avermi portato male, ma potrei anche asserire cosa sarei stato se non ci fosse stato Bisarno, sopratutto negli ultimi mesi di quest’anno, quando ci siamo letteralmente rannicchiati dentro le sue accoglienti mura.

E’ stato l’anno in cui è particolarmente fiorita l’affinità con la Matilde. Vero, gli eventi avversi, in cui siamo “sulla stessa barca”, ci hanno avvicinato, ma al di là di questo forzato sprone, è il primo anno in cui ho avvertito davvero forte il significato di babbo, averlo ed esserlo…e con la Mati la sinergia è fatta di coccoli, gesti, premure, viaggi in auto, presenza, passeggiate: non tante parole quanto la presenza attiva. E anche con la Costi, l’intesa è ogni giorno sempre più bella: una bambina col carattere opposto alla Mati e che mi ha fatto crescere grazie alle diverse modalità di approccio che lei mi impone per entrare in sintonia, lei sempre col suo ditino puntato e la sua logica inappuntabile. Prendersi cura delle mie bambine, alcune volte per necessità, e sentire che in fondo sono state loro a darmi una bussola nei giorni più duri è stato uno degli aspetti più positivi del 2018.

La Laura: beh, il nostro rapporto si è per forza compattato, e io credo in meglio. E non potrà che essere ancora più forte.

Mia mamma e la mia famiglia allargata: da mio suocero ai miei zii. Ho sempre avvertito il significato di famiglia, ho sempre onorato le mie tradizioni e la mia storia familiare, ma nel 2018 il concetto di famiglia si è vestito di ulteriori essenziali significati. Sono sempre stato un mammone ma la mamma, e anche il babbo, nelle difficoltà, quest’anno sono stati fantastici. E anche ora la mamma, da sola, è per me un punto di riferimento: osservare la sua resilienza, progettare insieme a lei un nuovo futuro, abitativo e non solo, è per me fondamentale e mi, ci aiuta a lenire il grande dolore e il vuoto che proviamo.

Così come lo sono stati i parenti: presenti, sorridenti, positivi. Uniti e compatti. Siamo una bella famiglia e il 2018 lo ha clamorosamente evidenziato.

Viaggiare e nuove conoscenze: abbiamo comunque fatto dei grandi viaggi e delle bellissime esperienze. Abbiamo aperto l’anno a Salisburgo, a luglio siamo stati in Savoia, ogni volta sono state vacanze divertenti e molto consolidanti. Ho conosciuto tante nuove persone. Tutte le esperienze che stiamo vivendo mi hanno portato in alcune fasi a una sorta di misantropia…un po’ l’ho di mio, un po’ mi si è acuita. Però al contempo con alcune persone che già conoscevo il sentimento si è spogliato di tanti orpelli e di certa retorica, per diventare ancora più profondo. E poi ci sono i nuovi amici, quelli iniziati nel periodo più buio, e non sono pochi. E sono stati piccoli luminosi segnali di vita quando dominava la tristezza e l’indolenza e un bel lascito di questo 2018.

Me stesso: sono mio malgrado più uomo. Grazie a tutto quanto sopra raccontato e anche grazie ad alcune pratiche che mi hanno permesso di lavorare sulla mia persona e sulla mia psiche, fornendomi degli ancoraggi concreti in giorni di grande difficoltà: la mindfulness, lo yoga e il training autogeno. È un percorso duro, sto cercando di mettercela tutta, e questi strumenti conosciuti nel 2018, mi stanno in parte aiutandomi.

Sarebbe stato troppo facile guardare al 2018 con disperato disprezzo. Lo archivio così, col sottolinearne le solarità, conscio sulla mia pelle, che anche nei periodi più brutti possano fiorire situazioni, conoscenze, parole, crescite, un certo senso di malinconica struggente bellezza, che mi porterò dietro tutta la vita.