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Il giardino delle aromatiche e la coda dell’inverno.

Oggi é stata una domenica grigia, non fredda ma senza un barlume di sole, trascorsa in casa “ognuno perso per i fatti suoi”, ingentilita e aggregata da un bel pranzo noi quattro, impostato sulle verdure colte in questi giorni nell’orto: cavolo nero, fiore e romano, cime di rapa e qualche rametto di mirto per insaporire l’agnello. La Laura si é superata. 

Io, a ritmi altalenanti e a fasce alterne, mi sono dedicato alla cura di una delle zone verdi di Bisarno che più mi piace: il giardino delle aromatiche. Più che un giardino, una bordura lunga circa 10 metri e larga circa 2, declinante verso la strada. 

Il giardino ha un anno tondo tondo, e si compone di tre linee lungo il lato lungo: una linea di lavanda in prossimità dell’aia, nella fascia centrale varie aromatiche, fra cui salvia gigante, salvia gialla, santoreggia, melissa, origano, timo e mirto. Nella linea a bordo muro, verso la strada, rosmarino e rosmarino prostrato. Ho poi arricchito la bordura con arbusti ornamentali: un melograno, un corbezzolo, una bacca di goji e un vecchio noce, da sempre lì e che dá un senso antico al tutto. 

Oggi ho potato: non avevo mai potato e farlo mi piace molto. Non esistono regole fisse ma la mia idea é di contenere la crescita delle aromatiche cimandole, tagliandone cioè la parte apicale, per evitare che sotto si svuotino e lignifichino troppo. Ho quindi fatto i capelli alla lavanda, al mirto, al rosmarino e alle salvie. Ho cercato anche di evitare le crescite disordinate e asimmetriche, tagliando quindi i rametti troppo cresciuti o che avevano preso direzioni contrarie alla mia visione di insieme dell’aiuola. Il terreno poi era molto secco (non piove da un secolo) e l’ho bucherellato e franto quanto possibile. Inoltre vi era un sostrato di foglie di noci essiccate e marcescenti che stavano soffocando le aromatiche, e allora mi sono messo – mani nude – a raccoglierne e buttarle nel compost, insieme ai rametti potati (parti di quelli di mirto, come detto, sono finiti in parte con l’agnello). Ho anche un po’ concimato, per spronare la crescita di alcune pianticelle, soprattutto i rosmarino, che sono state un po’ timide. 

Sono riuscito a rilassarmi, avvolto nei profumi che mi inalavo, stropicciando le foglioline e portando velocemente le mani al naso. Mani odorose e sporche di terra, con rigagnoli marroni nelle pieghe delle pelle (quelle che da bambini dicevano indicano la lunghezza della vita, le storie di amore, il successo, e noi ascoltavamo a bocca aperta) e sotto le mie unghie. 

Domani, dicono i metereologi, avremo una coda di inverno. Ci metteremo il cappotto più peso. E aspetteremo che passi.