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Manifesto di una giornata fredda e soleggiata.

Oggi è il primo giorno che sa d’inverno. Dopo tanta pioggia, e vento, e giornate nebbiose, in cui il poco sole dava comunque ancora zampate ubertose, calde, accese, oggi al contrario una splendida luce algida ci ha accolto fin dal mattino presto, quando – di buona ora – ho portato Matilde a scuola, rigovernato i gatti (ormai sono 6…) e perlustrato l’orto.

L’aria frizzante del mattino mi ha ancorato a terra. Ho stretto il cappotto invernale e ho cercato di scacciare il frustrante ruminio dei miei pensieri che in questi giorni è andato di pari passo col tempo metereologico. Sarà così per molto tempo. Tristezze, paure, inquietudini, rabbie. Ci sono troppe cose che non vanno come dovrebbero.

Però, talvolta mi accorgo che le situazioni vanno messe in prospettiva. Tutto cambia. Una giornata di luce fredda come oggi mi insegna proprio questo. Tenere duro. Essere centrato, solido e presente. Cercare di valorizzare quello che c’è comunque di positivo in questo periodo. Vivere della bellezza che ci circonda ed essere operativo (gesti, azioni, prendersi cura degli altri, amare i miei amori), lasciando stare le riflessioni che vanno solo a inquinare ulteriormente il mio stato d’animo. E a non negarmi mai la voglia, anche sforzandomi, di continuare a progettare e a fare, sia per il presente che per il domani: piccole cose, nuove pianticelle in giardino, i lavori in muratura fuori nell’aia, cucinare, svolgere bene le mie attività di comunicatore in Ruffino, assaporare le frazioni di felicità che possono nascere, spesso da eventi non considerati o non attesi.

Eh si. Mi scuso con Pavese per rubargli il titolo di un suo libro-diario, ma vivere è proprio un mestiere, e in questi mesi sto cercando, con fatica ma col mio massimo impegno, di apprendere il più possibile, cimentandomi nella pratica, i segreti di questo “lavoraccio” che tocca a tutti.

La casa dal basso, incorniciata da mirto, lavanda e biancospino.