L’amicizia

Sono una persona dissacrante e non facile. Mi piace stare da solo e prendere decisioni in autonomia. Talvolta appaio snob, testardo e molto egoista. Non mi piacciono situazioni che vedono troppe persone coinvolte, o far parte di ampie aggregazioni. Mi reputo scettico e sono poco conciliante, ingombrante e spesso anaffettivo. Tuttavia, e malgrado questa mia indole, ci sono valori a cui tengo in particolar modo: uno di questi è l’amicizia. Sembra una contraddizione, ma è una delle poche certezze che sento di avere. Ovviamente, inevitabilmente direi, non sono tanti quelli che sopportano di trascorrere del tempo con me, ma questi pochi sono persone alle quali mi accomuna una medesima weltanschauung (stessa filosofia esistenziale), insieme alle quali abbiamo vissuto viaggi esotici, condiviso e risolto situazioni non semplici. Insomma, amicizia intesa come “compagnia picciola” (rieccoci con questa citazione dell’Ulisse di Dante) – scelta, selezionata, impugnata – con cui crescere nel piacere di stare insieme, non una situazione aggregativa di comodo subita per passare un sabato sera non da soli.  
Ieri abbiamo aperto l’aia di Bisarno – ancora dissestata, incerta, caotica – a un gruppetto di questi amici speciali (non sono poi così pochi a dirla tutta: sono fortunato in questo) ed è stata una giornata bella, serena, spensierata, divertente, profonda e leggera, iniziata che non era ancora mezzogiorno (e stavo aggeggiando il tavolo per studiare la mise en place) e conclusa oltre le dieci della sera. Con l’aperitivo, le chiacchiere allegre, le noci e le giuggiole raccolte, un pranzo della nonna 2.0 con gatzpacho, del polpettone al pomodoro e fini vini francesi, i bambini che giocano, un ape che punge, una merenda “digestiva”, una vana caccia al topo, dei refoli di vento fresco che ci hanno fatto sbraciolare nelle sdraio, anche momenti di riflessioni più cupe, una cena decisa lì per lì, cambiando l’apparecchiatura e imbastendo uno spaghetto al volo con del buon vino, questa volta italiano, piemontese per la cronaca (non che fosse mancato a pranzo, o a merenda, o all’aperitivo), qualche aneddoto licenzioso a spettegolare, fino al conclusivo “è tardi, domani è lunedì – dobbiamo andare”.
Bisarno è una sfida complessa, una sfida che però trova ragioni e animo proprio in giornate memorabili come questa domenica e grazie ad amici preziosi che le donano significato e valore e ai quali voglio davvero bene.

I pargoli!
Preparativi per il pranzo.
Relax postprandiale
Amiche bellocce!
“Si butta uno spaghettino e si resta a cena?”
Suggestiva foto dei tavoli della cena fatta dall’amico fotografo!