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Le mie due vitine.

Le ho potate, le ho drogate, le ho viste piangere, le ho cimate, le ho persino stuprate quando mi hanno detto che c’erano delle gemme di troppo malgrado la potatura che andavano tolte per non disperdere l’energia della pianta.

Adesso, dopo i primi ubertosi giorni di primavera, mi godo i due tralci per pianta in posizione apicale che sto facendo crescere lungo i montanti della pergola: ne fotografo le foglioline verdi e ogni sera con zelo e passione le annaffio e ne valuto i progressi, o gli eventuali problemi.

Fino a oggi, comunicando per il vino, avevo sempre raccontato i passaggi, il ciclo della vite, con mnemonico distacco, entusiasmandomi ben più per gli aspetti conviviali e sociali associati al bere insieme. Adesso ho nuovi entusiasmi (e mai sono a bastanza, gli entusiasmi dico), per queste due piantine di uva.

Uva Maraviglia e Uva Re dei Mori: a voi, adesso crescete e arrampicatevi!