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Natale a Bisarno.

Canticchio le canzoni di Elton John mentre ancora tutti dormono. Sono le 8 e 20 ed è il giorno di Natale. Sembrerei spocchioso a dire che non mi piace il Natale, ma non c’é niente che me lo possa far piacere. Se non quanto piaccia alle bambine. E allora faccio finta anche io di aderire a questo circo melenso e rossastro, patetico ed eccessivo.

Tanto più che oggi, dopo la vigilia dagli zii, siamo tutti a Bisarno. Bisarno si presta all’accoglienza spigliata e semplice. E allora ci immergeremo nel rituale babbonatalesco con un bel pranzo, una magnum di Riserva Ducale e magari un filmone, anche se il clima quasi primaverile suggerirebbe una passeggiata fra le vigne e gli olivi qua sopra.

Certo, sono contento di aver ritrovato la mia solita accidia nei confronti del Natale. Un anno fa non la potevo neanche chiamare così. Abrei dovuto usare parole peggiori. Il primo istinto che ebbi al risveglio al mattino del Natale 2018 fu di coprirmi ancora di più con la trapunta. E una fatica enorme ad alzarmi. Il babbo era morto da pochi giorni. La Laura aveva concluso la chemio rossa e, sebbene i primi controlli fossero incoraggianti, le paure e le incertezze dominavano. Così come quel busto sulla scrivania di camera dove riponeva la parrucca per venire a letto e che credo anche lei, quel mattino di Natale di un anno fa, non avrà indossato con troppo entusiasmo.

Quindi, riprendiamoci le mie solite emozioni pre-malattia e pre-morte, canticchiamo Elton John e prepariamo l’invasione delle cavallette partecipando ai pantagruelici preparativi, leccandosi le ferite con disinvoltura, esattamente come il gatto proprio adesso si sta slappando il pelo aranciastro dopo aver finito i croccantini che stamani, per far pace (l’avevo malamente gettato fuori di casa causa mefistofelica e abbondante deiezione fuori la sua lettiera, per la cronaca nella terra del mio agrume “Bizzarria”), gli avevo elargito con insolita, quasi natalizia, abbondanza.

E allora forse, ma proprio forse, questo Natale, pur non piacendomi in termini prettamente filosofici esistenzialisti, pur ritenendolo un carrozzone protoborghese, un risibile apparato cattocristiano, caramelloso e ipocrita, non mi dispiace poi del tutto…tanto più che la stanza si è colmata di ciarliero entusiasta luminoso squittio bambinesco, che mi sono giunte in collo con le loro gote rossastre, impigiamate e coi cappelli da babbonatale in dosso, pronte a vivere la grande gioia del 25 dicembre.