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Ottobre caldo.

Mattina, neanche le 9. Una splendida giornata di ottobre.

I giorni si susseguono, uno diverso dall’altro. Fa ancora caldo. Le foglie si sono arrossate e ingiallite. Il cielo è spesso azzurro. L’aria un po’ umida. Ogni dettaglio vive di una luce avvolgente e intensa, restituendo una nutriente bellezza alla mia vita. Prendersi cura degli altri è un verbo bellissimo e una attitudine che mi restituisce serenità. Mi permette di entrare in concordanza con altre persone e di avvertire la mia presenza attiva qui e ora, senza perdermi nel ricordo vischioso del passato o arzigogolarmi fra le incertezze del futuro.

Il nostro piccolo mondo antico è ancora in piedi e va avanti. Eccome se va avanti. Nell’orto, i cavoli crescono, così come i radicchi e gli spinaci. Si spostano pietre per future murature e si stuccano le pareti. Le colazioni e le cene ci fanno stare insieme, ogni tanto capita a me di cucinare, e lo faccio con una malinconica gioia, offrendo ai commensali – entusiasti e incuriositi – sapori tenui ma ben distinti: l’altro giorno la mia rivisitazione di pollo alle mandorle è stata finanche applaudita! Ci si arrabbia e si urla con le piccole pesti: quando ci vuole, ci vuole. E quando arriva il buio, si accende la musica. Si balla e ci si muove, anche un po’ sguaiatamente: “I got the feelings” e “Amore Capoeira” sono la colonna sonora pretesa dalle bambine – ci adattiamo con piacere: energia pura, condivisione, amore.

Di notte un cane nero latra continuamente. Talvolta sciupa il sonno, altre volte prosegue anche di giorno. Il più delle volte non ci facciamo troppo caso. Ed è come se non ci fosse più. E sentiamo il nostro respiro, giorno dopo giorno.

Le bambine indaffarate a piantare gli spinaci.