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Ripartire.

Sette mesi dopo l’ultimo volo di rientro da Munich lo scorso 3 luglio oggi, all’alba di un sabato marzolino, ho ripreso un aereo per una trasferta lavorativa. Avevo ridotto drasticamente le trasferte all’estero perché la mia famiglia necessitava la mia presenza, che stessimo vicini e uniti il più possibile.  E io avevo bisogno di loro.

La mia faccia…sono le 7 e sono già a Munich, in attesa del secondo volo per Dusseldorf

Alle bambine, sopratutto a Matilde, è piaciuto molto, questo mio ruolo da collante. Anche ieri sera pretendeva la presenza di tutti e quattro nel divano a vedere Masterchef in TV. Come le nostre letture prima di dormire. Lei è come me: ha una interpretazione degli affetti molto fisica, gestuale e consuetudinaria.

Volare, essere a migliaia di metri sopra la terra e lontano dal mio nido, ha esasperato la malinconia di questo periodo, ormai lungo e dal quale siamo tutti provati. 

Tuttavia reimmergermi nel rituale della valigia, subire le dinamiche aeroportuali e affrontare le urgenze lavorative, mi ha anche aiutato a prendere le distanze da me stesso e dai miei problemi. Sono si un po’ intristito e nostalgico ma riesco anche a dirmi che da quel maledetto 14 agosto, e poi dall’8 dicembre, abbiamo compiuto passi in avanti significativi che mi e ci impongono di coltivare la speranza.

Saranno giorni intensi e trascorreranno veloci e, mi auspico, proficuamente: sto andando a Dusseldorf per la Prowein e, fra riunioni, incontri, degustazioni, non ci sarà molto tempo per perdersi nelle riflessioni e nelle amarezze. 

Avanti tutta, Francesco.