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Simeone lo stilita, Bisarno e le foglie scolpite nel vento.

Ecco Bisarno come si presentava oggi…alberi spostati dal vento

Oggi è il primo giorno di primavera. O forse, secondo alcuni ricalcoli astronomici che francamente poco mi appassionano, era ieri. Poco cambia. Climaticamente ci troviamo ancora in pieno inverno e, dopo le continue piogge che ci hanno funestato quasi ininterrotte dai primi di febbraio (tolti i giorni freddi del Burian), da ieri sibila un vento devastante e rumoroso su un cielo ancora pallido ed esangue: la “tramontana”, come viene chiamato da queste parti il freddo vento invernale di Grecale.

Per fortuna ieri sera sono riuscito ad atterrare a Peretola da Düsseldorf, un attimo prima che si levassero queste violente spire d’aria. Oggi l’aeroporto di Firenze è ovviamente chiuso e questa volta, finalmente, posso dire di aver avuto fortuna con un viaggio aereo, dopo i continui disastri dei voli scorsi.

Stamani mattina, risvegliandomi a casa – e avendo ritrovato anche un sonno nutriente e profondo – accompagnato dal rabido rumore dal vento e carezzato dalle morbidezze del piumone, mi sono subito affacciato fuori alla finestra, curioso di vedere se le piantine, gli alberelli, le aiouole, insomma il mio microcosmo verde appena gemmato, avesse subìto i mortiferi aghi del gelo.

E ho notato un aspetto che non avevo mai osservato: tutte le piante di Bisarno, soprattutto gli alberi più stagionati, sono cresciuti, per fusto e chioma, in obliquo, come una torre di Pisa, con andamento nord – sud. Questo è stato determinato dal vento, che spinge fortissimo e costantemente a Bisarno.

Immediatamente ho avuto una epifania e mi sono ricordato di un detour durante il nostro viaggio in Siria, a visitare il monastero di San Simeone, il 19 agosto 2010 (incidentalmente, giorno del compleanno della mia dulcissima rerum).

Eccomi al Monastero di San Simeone. Correva l’agosto del 2010

Quella di Simeone è una bella storia che avevo rimosso e che il vento furibondo e gli alberi vessati hanno riportato alla mia memoria. Simeone, prima che lo stesso nome fosse incarnato e demistificato da un eroe moderno del calcio, un centrocampista argentino di sostanza di Inter e Lazio (che allietava la mia rosa del fantacalcio e il cui figlio gioca oggi per la Viola ma ahimè del padre e del santo ha soltanto una ferrea quanto sterile determinazione), era un asceta che si ritrasse dalla vita di tutti i giorni isolandosi nella cima di una collina, seduto su una colonna.

Quando morì, molti emularono il suo esempio (e furono chiamati gli “stiliti”) e attorno alla colonna, alta quasi 15 metri, fu eretta una magnifica basilica di cui appunto io coi miei amici, ormai più di 7 anni fa, andammo a godere delle sue vestigia erose dal tempo. Una cosa mi colpì di quel posto: il vento, il vento imperioso che aveva piegato negli anni, come gli alberi a Bisarno, i cedri che ingentilivano il paesaggio di quella collina a nord di Aleppo.

E, fatto straordinario, gli scultori che avevano edificato la basilica in onore dello stilita Simeone, avevano deciso di scolpire, fra le figure ornamentali a decoro, delle foglie oblique, che mi sembrarono quasi storte ma che in realtà danzavano nel vento. Le architetture di quel luogo sublime avevano raccontato la natura. La avevano imprigionata scolpendola nella pietra e sublimandola per l’eternità.

Ecco le foglie mosse dal vento e scolpite nel marmo

Come questa mattina di cielo esangue che faceva da scenario a degli alberi piegati dalle intemperie e tutti scossi verso il sud. Mi sono anche io sentito per un po’ stilita. Poi ho abbandonato la mia colonna contemplativa e mi sono reimmerso nella mia quotidianità, ben coperto da sciarpa e cappello per non venire piegato dal vento.