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Stuccare a vista: un bel dilemma sui colori e consistenze.

La lenta ma progressiva attività di restauro di Bisarno si é incagliata su un punto delicato e che pensavo di dipanare con maggiore facilità: la corretta stuccatura della muratura a vista. Eh sì, qui si palesa la mia indole iper-puntigliosa e un filino maniacale. La stuccatura é quella pasta che seccandosi andrà a legare pietra con pietra, pietra con mattoni, riempiendo le zone di mancata contiguità, chiamate fughe. Per mio gusto, non dovrà fare il filo con la pietra, ma rimanere un po’ più incavata, per fare emergere l’elegante essenzialitá della muratura a vista. Il materiale lapideo di Bisarno é molto vario e prevede in dominanza alberese e colombino, ma si trova anche del galestro, della pietraforte, un po’ di arenaria compatta e, ovviamente, del mattone. Lo stucco dovrà quindi unire, fungere da pass partout per tutte queste differenze cromatiche, ma senza mai ergersi troppo. Tuttavia, la sua presenza determinerà la cromia con la quale verrà percepita la casa: decisione quindi importante e che mi sta arrovellando.
La casa é stata, in queste due ultime settimane, tappezzata di prove, tutte fallaci per cromia ottenuta (spesso tendenti al rosa cipria), consistenza meccanica poco adeguata (sfarinavano) e lontananza della tradizione muraria (colori fuori dalla storia e di origine sintetica). Insomma, un disastro di tentativi. Come mai siamo arrivati a questa difficoltà che ha indispettito il gruppo di lavoro? Il punto di partenza é, avendo optato per un restauro che preservasse la muratura a pietra e mattoni a vista, l’evitare il grigio industriale, color cemento, di molti restauri secondo me poco attenti sia del passato storico che della bellezza stessa, concetto per me fondante. Il mio ideale é ottenere una calce fra il giallo ocra e il marrone chiaro, con granelli visibili nell’impasto, e traspirante. Lo stesso colore che si vede nei vigneti qui accanto, una terra secca, marroncina, che al sole vira all’oro e la sera al grigio. La calce che meccanicamente pare più adeguata é la biocalce, che di suo dá un colore bianco, appena appena giallino-avorio. Su questa base, abbiamo provato ad addizionare degli ossidi (polvere di colore), della calce colore e, infin. riproponendo una tecnica filologica, del materiale inerte, della rena, proveniente da cave locali. In particolare, la miscela ottenuta unendo biocalce e il 20% di rena mi é piaciuta molto, ma con due problemi ancora palesi: troppo chiara e troppo fragile (l’edificio una volta stuccato dovrà poi essere sabbiato). Ora, spulciando nel vasta ragnatela di internet ho trovato una ditta di Lucca che propone delle biocalci con cromie naturali, chiamate giallo tenue, giallo ocra, nocciola e terra di Siena. Siccome non voglio perdere né l’effetto granuloso di scaglie mineralizzate né la bella storia della rena presa dai greti dei fiumi, a questa base di calce premiscelata andrò comunque ad aggiungere un po’ di rena (fino al 10, 15%). Non mi resta che aspettare la prossima settimana e sperare, finalmente, di aver trovato la finitura giusta per la stuccatura della casa che, converrete, non é dettaglio insignificante ma la crifra cromatica di tutta la struttura.

Uno dei tentativi.

Un altro tentativo…

Il mio desiderata: il colore della terra smossa e asciutta dal sole! Bellissimo!

Ecco, questa non è casa mia, ma un bell’esempio da seguire…