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Un caffè (Lavazza) a Briancon con vista sul 2025

Grazie al meraviglioso mondo di homeexchange, ci troviamo a Briancon, alta Provenza, in un piccolo ma grazioso appartamento ai piedi del Serre Chevalier.

Abbiamo iscritto le bambine a una scuola di sci (uniche italiane fra una trentina di bambini francesi e soprattutto francofoni) e noi ci dilettiamo a vivere al meglio la vita di montagna, provando a rilassarci con la sua bellezza e i suoi sapori. Briancon è patrimonio unesco, con una cittadella fortificata che guarda il Serre Chevalier, mitica montagna di epici TourdeFrance, e sull’altro fronte, non distante, abbiamo il MontGenevre, che segna il confine con l’Italia.

Purtroppo il lavoro non molla – è una fase davvero troppo delicata e si succedono gli impegni: ieri ho raggiunto i colleghi in visita a Lavazza, per una giornata immersi nella “brand experience” di Lavazza.

Abbiamo giocato nel museo interattivo, assaggiato i caffè in mille forme e sapori – ricette di Ferran Adria – , visto il punto vendita che sembra una boutique, mangiato al loro bistrot a pranzo e la sera a Condividere, lo stellato sito all’interno del grande complesso della Nuvola.

La Nuvola è una stupenda architettura di vetro e acciaio, nuovo centro direzionale dell’azienda, sorto in un quartiere, l’Aurora, riqualificato grazie alla lungimiranza della famiglia Lavazza (e ai loro manager) che si sono dotati di questo stupendo complesso capace di far vivere a tutti l’incredibile storia del caffè e di una famiglia che da inizio Novecento ha trasformato prima una fabbrichetta di fiammiferi, poi una bottega dove vendere il caffè tostato, nel più grande marchio di caffè italiano.

Attorno a Lavazza da sempre sono state create esperienze di italianità, di famiglia, legandosi a sport, facendo cultura con le figurine, lavorando con grandi fotografi che hanno portato immagini iconiche con la tazzina, coi primi caroselli, Carmencita, etc. e il programma di “brand experience” ha soltanto unito i puntini di una storia e di un modo di porsi del marchio sempre molto aperto e inclusivo: col progetto attuale l’obiettivo è elevare quel profilo, associando agli storici valori familiari anche l’alta cucina, il design, la tecnologia a disposizione del bien etre.

Insomma, una giornata “strappata” alle ferie ma davvero ispirante per il mio lavoro. Certo, la “experience” è davvero dappertutto: l’ho ritrovata anche nel set di bellezza all’hotel Principi di Piemonte e, insieme alla CSR – la responsabilità sociale di impresa – è la next big thing delle industrie mondiali. Sono felice di vivere da protagonista questa nuova divisione e di poter apprendere dai più bravi a far altrettanto, se non di più, in Ruffino.

Tornando alla mia vacanza, la montagna francese mi appare selvaggia, un po’ trasandata – sapori decisi, posti bellissimi – ma decisamente meno accogliente, esperenziale (tanto per dare un ulteriore gancio al mio vissuto lavorativo) della montagna italiana, nello specifico le Dolomiti. Oggi vivere il Monginevro sul versante Italia, le sue soste di gusto, i sentieri per le ciaspolate, l’area bambini, gli slittini, un senso di pulizia e di bellezza obiettivamente superiore – mi convince sempre di più di come l’Italia abbia questa magica capacità di saper far stare bene, di unire il bello e il buono, di insaporire tutto, di elevare ad arte lo stare insieme e il relax.

Da non sciatori lo iato è evidente e io sono tutt’altro che sciovinista: adoro le diversità, le complessità, le culture del mondo, le cucine di ogni angolo, viaggio appena posso e sono innamorato della Francia, dove mi abbuffo di grand vin e deliziosi formaggi, mi perdo nei villages, nei loro mari, etc.

Tendo insomma ad aprirmi senza pregiudizi, ma – senza ombra di dubbi –  quello che riesce a fare l’Italia, senza neanche rendersene conto, è unico, è stratificato da millenni di civiltà mediterranea, di arte di vivere, di buon gusto naturalmente incarnato.

E su questo assunto aedificabo ecclesiam meam: ho tempo – deadline aziendale – fino al 2025!