Cefalù

Siamo arrivati a Cefalu dopo quasi 6 ore. Abbiamo preso il traghetto sullo stretto, gustato controvento uno squisito panino sul ponte della nave e, una volta sbarcati, autrostrada Messina – Palermo fino al delizioso borgo medievale di Cafalù.

Sto meglio! L’arrivo nel paese mi ha rigenerato, e anche rimesso a posto il pancino. Forse sto entrando di più in clima vacanze, anche se ora mi fa male la gamba destra. Che buccia…

Cefalù è pura poesia. Un castello normanno a pochi metri dal mare. Viuzze di buon artigianato siculo e spiagge di grani finissimi per chilometri, come una sorta di ampio sorriso biondo del paese che si apre a un mare turchese con acque davvero tiepide. Passeggiarle al mattino, senza flusso di turisti, è davvero taumaturgico.

Il punto focale che ci permette di inquadrare le suggestive bellezze di Cefalù è il suo duomo normanno. Vi sono due iconiche torri (a ben vedere piuttosto dissimili) di un suggestivo colore miele, che si riflette nel borgo. All’interno la salita nelle torri è uno spettacolo, così come l’arte musiva sublimata nel Cristo pantocratore. L’accesso al mare è confinato da dei portali ad arco, vestigia delle antiche cinta murarie. Ci sono degli scorci da quegli archi sublimi. Vi è anche un antico lavatoio medievale che fornisce acqua fresca dalle sovrastanti Madonie. L’incontro fra acqua dolci fredde e acque salate più calde è un mirabolante toccasana nella spiaggia sottostante.

La prima sera era il compleanno della Corsi, 44 come i gatti, e non a caso l’abbiamo festeggiato in un delizioso baglio ai piedi del castello, chiamato il “Gatto Nero”: affumicati di mare, caponata, involtini di pesce spada, sarde e un buon grillo della locale Abbazia di Santa Anastasia. Avanti tutta Laura: per te, per me, per noi!

Malgrado il periodo non felice (troppi, troppi turisti), ci siamo comunque goduti le principali spiagge attorno al paese, oltre a quelle cittadine: Mazzaferro e Sant’Ambrogio. Colori limpidi, ciottoli o ghiaino, scogli o sabbie. Mattinate meravigliose e ogni volta al rientro in paese ci perdevamo fra botteghe, gastronomie, pasticcerie in un’ondata di profumi che titillavano i nostri voraci e curiosi appetiti: pomodori, poponi gialli (quelli a pasta bianca, croccanti come una mela e dal dissetante sapore di pesca), arancini, pane cunziato, frutta martorana, cannoli, cassate, ricotte, olive nocellara, angurie giganti…Che pranzi, e che cene, e quanta bellezza.

Ce la siamo letteralmente annusata, vista, sentita e mangiata, Cefalù, del tanto bello e buono che la caratterizza!

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