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Domenica mattina, giorno 14

Mattina, non ancora le nove e già un gran caldo umido. Il clangore della betoniera. Le bambine che giocano correndo fra le varie stanze e uscendo e rientrando dall’aia. Laura indaffarata a tenere pulito e a organizzare l’armadio, al solito sterilmente polemica sull’iter dei lavori, dei quali ha poco ben chiari tempi e necessità e ciononostante rumoreggia. Io che mi vesto ora da indaffarato manovale, ora da casalingo disperato e metto i piedini in gomma alle sedie per non graffiare la resina, ora da zelante operatore ecologico e raccolgo, differenzio e smaltisco la spazzatura, ora da architetto della domenica con riflessioni e pensieri sulle future scelte di arredo e ne approfitto per riposare. Ci mancherà, ne sono certo, questo primo periodo a Bisarno da accampati: casa ancora semideserta, lampadine, maestranze che si affrettano a finire i lavori, gatti che pietiscono cibo, insetti e ragni di ogni foggia e mostruositá, le cene nel cortile di cemento fra i ballini di calcina, tombini scoperti e forassite a vista. Abbiamo da ormai una settimana anche la televisione e un bel divano in pelle verde petrolio per goderci un bel film con la magia dell’alta risoluzione. Per adesso, le uniche che hanno fruito di quel momento di pace, destinato ai cartoni animati, sono le Upupole.

Riflessi sull’aia.
Pulisco i vetri.
Cucina a pieno regime.