Perchè Sanremo è Sanremo

Impossibile restarne indifferenti con pacati atteggiamenti laici: da ormai 74 anni il festival di Sanremo esacerba lo spirito divisivo e l’indole chiacchericcia dell’Italia. Chi lo ama, chi lo odia. Tutti ne parlano e ne scrivono, anche chi non lo guarda.

Indossiamo dunque le vesti (poche) di Apollo il Musageta, dio della musica, e della sua musa prediletta, Euterpe, e cerchiamo di anche noi di penetrare lo spirito del Festival della Canzone Italiana, che quest’anno raggiunge la settantaquattresima edizione!

Intanto: si scrive Sanremo e non San Remo e il santo protettore di Sanremo è San Romolo. Poi, domanda che personalmente mi sono sempre posto: come mai a Sanremo, sonnacchiosa cittadina di riviera ligure nel nord ovest d’Italia, non lontano dalla Provenza? Beh, intanto i prodromi di Sanremo sono da far risalire alla fine degli anni Quaranta, quando a Viareggio, in Toscana, si cercava di revitalizzare la stagione invernale organizzando un festival canoro, trasmesso via radio da Radio Firenze. La cosa non funzionò troppo ma nel 1951 la stessa formula fu riproposta a Sanremo, al Casinò di Sanremo per l’esattezza, col medesimo tentativo di ravvivare il turismo. E qui le cose andarono diversamente. Il resto è storia!

La prima edizione ufficiale è quindi nel 1951, con 3 artisti in gara che cantavano ognuno molteplici canzoni.  Conduzione affidata al mitologico Nunzio Filogamo. Diretta radiofonica sulla Rai e trionfo di Nilla Pizzi con “Grazie dei Fiori”. Curiosità: l’anno dopo, 1952, la stessa Nilla Pizzi consegue il primo, secondo (con “Papaveri e Paperi”) e terzo posto. I concorrenti erano un po’ di più di tre e fu quello l’anno di una baruffa d’amore in diretta fra due artisti, baruffa ovviamente per blandire e ottenere le grazie della trionfatrice Nilla Pizzi! 1952, il festival di Nilla Pizzi, sotto ogni punto di vista!

Nel 1955 Sanremo va in diretta televisiva per la prima volta. Nel 1958 anche in eurovisione: del resto, qualche settimana prima col “Trattato di Roma” si era dato ufficialmente il via alla Comunità Europa e quella fu la prima trasmissione di interesse europeo. Chi vinse? Forse una delle canzoni più amate di tutti i tempi, “Volare” dell’imperituro Domenico Modugno. Modugno, insieme a Claudio Villa, è tutt’ora l’artista che ha vinto più festival: 4. Al secondo posto, Iva Zanicchi con 3 successi. Non tutti i grandi artisti italiani hanno avuto un buon rapporto con Sanremo: Mina, nessun successo. Vasco Rossi, ultimi e penultimi posti a non finire. Celentano, mai arrivato fra i primi. Zucchero: 4 partecipazioni, 4 penultimi posti.

Fra i conduttori, il primato spetta a Pippo Baudo, con 13 conduzioni. Mike Bongiorno, a cui è dedicata anche una statua nel corso principale di Sanremo, 11. Amadeus giunto alla quinta conduzione consecutiva, fra cui la surreale conduzione del 2021 in pieno Covid a teatro vuoto, sembra un novellino al cospetto di questi!

Nel 1977 finalmente Sanremo approda al Teatro Ariston, con la prima edizione a colori (per i più nerd: tecnologia PAL)! Quell’anno vincono gli Homo Sapiens, ma è soprattutto Sanremo a prendere una marcia in più e a consacrarsi come l’evento artistico e di costume più atteso e visto in Italia, la riproduzione in piccolo (o grande, dipende) dei vizi, delle virtù, dei pregi degli Italiani!

Sono anni d’oro: nel 1987 Sanremo raggiunge il 68% di share, con punte fino all’80%. Letteralmente, tutti guardano Sanremo. Cifre irraggiungibili ora, sebbene gli ultimi anni Sanremo abbia fatto registrare punte molto alte. E’ anche una edizione piena di sorprese: Baudo che ha l’influenza, la morte di Claudio Villa annunciata in diretta dallo stesso commosso Baudo, un membro dell’orchestra colto da un malore, ospiti internazionali top come Whitney Houston, i Duran Duran e Bob Geldof, il “Trio” Solenghi Marchesini Lopez ad allietare. Chi vinse? “Si può dare di più” di Morandi, Ruggeri, Tozzi. Altre canzoni? “Io amo” di Fausto Leali. Albano e Romina con Nostalgia Canaglia”. La Mannoia con la splendida “ Quello che le donne non dicono”.

Che Sanremo quello del 1987. Probabilmente l’edizione più bella di sempre e senza dubbio la più vista.

Nel 1978 è un Sanremo di rotture e di femminismo. Echi e riflessi del ’68 universitario e operaio e delle stagioni delle Brigate Rosse. Il mai abbastanza compianto Rino Gaetano aiuta a spezzare uno dei tabù di una Italia perbenista e borghese con la canzone “Gianna”, dove compare per la prima volta in TV pubblica la parola sesso. Una giovanissima Anna Oxa si presenta con un look punk e aggressivo e si qualifica seconda con “Un’emozione da poco”. Conduce una donna, Maria Giovanna Elmi. Vincono i Matia Bazar di Antonella Ruggiero, con “…e dirsi ciao”.

De resto, nel 1971, pochi anni prima, uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi, “GesuBambino” di Lucio Dalla, era stato seviziato dalla censura sanremese, che aveva imposto un nuovo titolo, l’attuale “4 marzo 1943”, e modificato diverse parole. Purtroppo, sono state tante fino al 1978 queste situazioni di controllo, non solo al Festival di Sanremo. Al contrario, forse grazie anche alla glasnost (disgelo dal controllo, dalla censura) del 1978, che nel 1986 l’esibizione della Bertè col suo “Re” è uno spettacolo nello spettacolo, col finto pancione, abiti attillatissimi, danze ipnotiche: un carisma unico e una esibizione meravigliosa, molto sensuale e impensabile fino a qualche anno prima.

Non male in termini di irriverenza iconoclasta neanche Sanremo 1980. Un giovane Benigni in un divertentissimo e geniale monologo di oltre 5 minuti parla di “amore libero” e ottiene un bacio lungo e appassionato da Olimpia Carlisi e definisce Giovanni Paolo II “Wojitilaccio”.

Come il 1987 è stato il punto più alto, il punto più basso di ascolti è stato il 2014.

Non sono mancate tragedie, come il suicidio di Tenco nel 1967, e presunte tragedie più simili a farse, come i vari tentativi di ottenere attenzioni salendo sulla balaustra dell’Ariston e minacciando suicidi.

Abbiamo parlato anche di ospiti internazionali, ricordando la grande annata del 1987 con Whitney Houston, i Duran Duran e Bob Geldof. Ma purtroppo quasi sempre gli ospiti a Sanremo hanno disatteso le aspettative: come non ricordare il grande Freddie Mercury coi Queen nell’edizione 1984 sdegnato e indispettito perché costretto al playback? Stesso approccio che ebbe Sting nel 1986. O i Led Zeppelin nel 1998 sbadiglianti e annoiati e portati via dal palco da un ben più arzillo Raimondo Vianello? Nel 2001 i Placebo vennero addirittura fischiati. Quest’anno il ballo del Qua Qua con John Travolta non è stato proprio ben accettato dall’attore americano che ha scagliato con un gesto di stizza il cappello da papero a terra, continuando così un rapporto storicamente chiaroscurale fra il Festival di Sanremo e i super ospiti internazionali.

Negli ultimi anni Sanremo ha portato a un duplice rinnovamento. Da un lato Sanremo si è aperto molto verso canzoni e cantanti amate dai giovani: l’impressionante quota di under 25 che segue religiosamente Sanremo sarebbe stata impensabile quando io ero un under 25 (cioè oltre vent’anni fa), e Sanremo rappresentava il vecchio, la borghesia, la regola, il canone. Dall’altro Sanremo è diventato anche luogo di momenti teatrali, di presentazioni, eco e riflesso di ciò che accade nel mondo. Nel 2023 ci sono stati molti monologhi al femminile, alcuni intensi e veicolati bene, altri meno, fra questi ultimi quello chiacchieratissimo, per i contenuti, per il nude look, di Chiara Ferragni. Nel 2024 le potenti ed emozionate parole di Giovanni Allevi sul significato di vivere nonostante il cancro sono state uno dei momenti più alti non solo del festival ma di tutta la televisione italiana.

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