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11 marzo, giorno 2

12462 contagiati e 827 decessi. OMS ha dichiarato coram populo la parola pandemia globale. Il bollettino odierno fa paura. O meglio: rientra purtroppo nel previsto, soprattutto nelle aree critiche della Lombardia. Ma la tensione è palpabile anche qui in Toscana, dove i casi sono ancora relativamente pochi, la curva di crescita limitata e abbiamo solo un decesso. Questo non tranquillizza nessuno e purtroppo, ma inevitabilmente, prevalgono le paure, talvolta gli eccessi di paura, la caccia all’untore, al pazzo che non sta alle regole (o in casa, anche se è un concetto obiettivamente interpretabile)…

Non un grande momento. Noi abbiamo passato una discreta giornata. Se non fosse figlia di una emergenza, direi bella. Oddio, ho lavorato più che in ufficio, ma va bene così. Il sole splendeva ed è stata una giornata tiepida, quasi primaverile. Lo smart working, o lavoro agile, l’ho visto da camera mia, vista colline, con una bella spremuta, il fiasco di Clet che mi guardava sornione e una interminabile sfilza di chiamate, interrotta per un breve pasto e per poi andare (spostamento autocertificato per motivi di lavoro) in sede per un allineamento che non poteva essere gestito in remoto.
Il lavoro adesso è fra lo psicologico e il futuribile. Da un lato, gestione della quotidianità, con un protocollo di crisis communication in piena implementazione. Da un lato i propositi, le nuove idee: e il confronto, seppur verbale, coi colleghi, a parlare di Ruffino 2025, è stato davvero stimolante ed entusiasmante.

Ah, sono riuscito a tirare fuori tavolo e tavolino di legno, sedie di paglia e sedie in ferro battuto e a ripristinare una idea di pergola che chiama meliora tempora. Che arriveranno. Appena possibile, mi attrezzo per la semina indoor dei pomodori e per piantare un po’ di verdure nell’orto. E poi stare a casa tutto il giorno fa venire in mente un sacco di idee, nuove letture, nuovi film.

E domani è un altro giorno.