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Bisarno fra i sapori e i lavori.

Penultimo giorno di lavoro. Il pomeriggio, pur con pochi colleghi ancora non salpati aliunde, è piuttosto denso di attività e si concluderà piuttosto tardi, vista la telefonata coi colleghi americani prevista per le 17.30.

Ma siamo in agosto. A casa ci sono i parenti inglesi che la ingentiliscono coi loro modi: aggraziandola con la mia piccola nipotina, compagnia di giochi e litigi con le mie bambine, con mia cognata capace di aggiustare le piante, cucinare ottimi piatti, parlare di tutto, e con mio cognato, propositore di grigliate all’aperto, volitivo, curioso delle mie colture e degli arredi di Bisarno. A loro è lasciata la stanza torre, e sono contento di averla completata anche con il parquet, per dare loro quanta più possibile accoglienza e farla sentire, Bisarno, la loro casa in Toscana.

Bisarno sta completandosi, seppur lentamente, sempre più. In queste ultime settimane è tornato Paolo e abbiamo ripreso alcune piccole opere edili, in attesa – chissà quando avremo ricaricato un po’ il borsellino – della facciata nord. Intanto, abbiamo concluso (concluso, oddio, manca l’illuminazione e la stuccatura) il muro che segna la separazione, con un dislivello di circa 150 cm, fra l’aia e la zona sottostante, dove si trova l’orto. Il muro, bellissimo, è intervallato da una scala a gomito, che rende lo sguardo dal basso – dove si vede appunto il nuovo muro, la scala, la cisterna del vino e in secondo piano la facciata di Bisarno – molto affascinante. Poi abbiamo posato le pietre a fare da marciapiede sempre lungo il confine aia – prato, lungo la concimaia e il porcile. Anche qui da stuccare, ma intanto abbiamo un bel camminamento in pietra. E in queste ore stiamo impiantendo quella che in futuro sarà la futura serra e rifinendo l’ingresso (che sarà l’ingresso secondario, ma oggi e ancora per un po’ sarà il principale). Sono tutti progressi che magari sono percettibili a occhio esperto, ma che rendono la fruzione di Bisarno, in questo caso degli spazi esterni, sempre più piacevole. Del resto, un anno fa, sempre coi cognati ospiti, scrivevo così.

Come lo è la pergola, ora anche col barbecue funzionante, il suo tavolaccio in legno, i divani in ferri battuto (recuperando una culla e un letto in ferro battuto), le lucine un po’ da sagra un po’ chic si inseriscono perfettamente nell’austera architettura in ferro della pergola e con le due piante di vite che stanno sempre più prosperando e, se non quest’anno, il prossimo garantiranno una adeguata ombra e non servirà più l’attuale arella, il cannicciato che ci fa da copertura (molto blanda, a dirla tutta).

Quello che ci dà più soddisfazione è vedere la capacità, quasi umana, di Bisarno di saper naturalmente accogliere e mettere a suo agio. E’ un aspetto ormai secolare, tipico credo del concetto di fattoria che si porta nell’animo, e che intravedo nel piacere degli amici, dei parenti, delle persone che vengono a Bisarno, ed è una delle cose che tutte le persone che c’erano state prima del nostro acquisto mi ridicono con più convinzione. Noi non saremmo neanche troppo così aperti e conviviale, ma Bisarno ci porta a esserlo e ci godiamo anche le più semplici soddisfazioni che l’accogliere regala. E, sembra stupido, ma è anche un motivo in più per rimboccarci le maniche: lasciare una traccia di noi, che possa parlare di noi, nell’accoglienza, nel recupero storico, nell’aver fatto rivivere, mutatis mutandis, un concetto che ci caratterizza come persone.

Simone a grigliare