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Aggrapparsi alla terra.

La Mignola a giro per la casa

Chi ha violentato la primavera? Anche oggi cumuli di nuvole e un vento freddo da cui, ogni tanto, filtra qualche raggio di sole.

Noi teniamo duro. Chi convalescente fra uggie, antidolorifici e drenaggi, chi alle prese fra imperituri raffreddori e smoccicamenti, e io con la mia buona volontà fra l’orticello e il giardino, indaffarato per distrarmi e non pensare troppo, dopo una settimana piena di ufficio.

La natura, pur con quel poco di ubertoso che il cielo le offre in questo strano maggio, sta comunque facendo il suo corso: ci sono un sacco di erbacce e infestanti, il terreno in superficie fa la crosta, seppur piova quasi ogni giorno, ormai ho esperito ogni forma di nemico delle piante, dai bruchi alle cavolaie, alla cocciniglia, ai pidocchi, alla bolla, allo sputacchino, alle lumachine…In parte lascio fare, credendo in un concetto di intervento zero, in parte provo a zappettare per sradicare le piantacce e per rompere le zolle, faccio qualche trattamentino organico, spesso qualche animaletto lo tolgo a mano. Cose così, giusto perché reputo l’intervento umano ancora fondamentale.

In generale, comunque, l’orto e il nostro spazio verde ripaga: c’é tanta bellezza nell’osservare il ciclo delle piante, ci sono nuove nascite, come quella di un piccolo carciofo, le fave enormi e dolcissimi e ci stanno regalando piatti squisiti, abbiamo ancora qualche radicchio e qualche finocchio, ci sono le cipolle rosse lunghe favolose in insalata o per qualche soffritto d’autore, poi le aromatiche – con la salvia gigante già fritta più volte – gli agrumi che ingentiliscono i miei cocktail, i pomodori che stanno attecchendo bene, le fioriture degli agrumi, dei primi peperoncini, delle melanzane…

Ci ancoriamo, ci aggrappiamo a questo. Non è comunque poco.