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Sabato a rilassarsi lavorando a casa. Un uomo con la zappa.

Le dieci e mezzo circa della sera. Sto frescheggiando sulla mia sdraio nera adagiata sull’erba, tagliata per la prima volta oggi. Le bambine sono state portate su e anche la Laura credo abbia approfittato del ritrovato silenzio per anticipare il sonno.

Del resto stamani il risveglio è stato per noi alle 6.30, irrorati da un bagno di luce che lasciava presagire una giornata estiva (come di fatto lo è stata) e dalle nostre solite agitazioni, che non hanno capito che durante il fine settimana farebbero meglio a non palesarsi. 

Mal di poco. Ne ho approfittato per godermi la casa e il giardino dopo i nove giorni in Asia. Godermi. Oddio, lavorarci da contadino improvvisato per esorcizzare lo stress e pacificarmi coi ritmi blandi e silenziosi della natura. In ininterrotta sequenza: annaffiare l’orto, i germogli, la bordura delle aromatiche, gli alberi da frutto, le viti, dare l’antiparassitario al pero-melo e al peperoncino Carolina Reaper e tagliare l’erba, coadiuvato dal NonnoCiccio e dalle Upupole, vogliose finalmente di poterci poi giocare, e di ballare-fare le capriole-farci i salti- su questa attesissima erba! Poi un famelico desinare al fresco.

Nel pomeriggio, a vangare un ulteriore lembo di terreno per allargare il perimetro erboso (visto quanto ci è venuta bene) e a zappare per predisporre la piantagione, domani, dei pomodorini fatti germogliare nelle cassette della frutta! Si! Malgrado inizialmente, tenuti in casa, avessero filato (cioè si fossero allungate troppo per scarsa luce), li avevo reinterrati e avevano ripreso meravigliosamente, al punto di poterli adesso portare a terra nell’orto. 

I grilli cantano mentre le gatte si contendono le ultime eccedenze della ciotola col loro cibo. Qualche uccello che non riconosco fischia. Dei cani in lontananza latrano. Di lontano si sentono le auto sfrecciare nella variante. Comincia a essere tardi. Domani è un altro giorno per rilassarsi stancandosi.