Segunda feira de Lisboa – Portogallo parte 1

Siamo rientrati da qualche giorno dalla nostra bella vacanza estiva. Quest’anno siamo stati in Portogallo, e abbiamo vissuto davvero bei momenti!

Abbiamo diviso la vacanza in due blocchi: attorno a Lisbona e attorno a Porto.

Non era la prima volta, ma era la prima volta in quattro, in famiglia. Il Portogallo è davvero un paese ospitale, con una attitudine alla vita molto flemmatica, gentile, indolente, un po’ screpolata e malinconica come certi palazzi di Oporto, di Coimbra, di Gracia e dell’Alfama.

Non ci sono monumenti imperdibili o metropoli accentranti, ma una bellezza diffusa, non accecante, rilassante, esaltata dall’oceano e dalle scoperte di terre nuove e commerci che ha dilatato le possibilità e la grandezza del Portogallo, ma la cui contrazione in epoca contemporanea ne ha innestato un tarlo di nostalgia, un velo di tristezza, di luce non più brillante ma opaca che secondo me sono la cifra stilistica che caratterizza questo meraviglioso paese.

Fuori dal classico (e imperdibile) giro di Lisbona e Porto – la seconda città ancora più bella della già sublime Lisboa – e confermo un giudizio che avevo già avuto la prima volta – ci sono delle perle che rendono il viaggio davvero unico. Noi avevamo fatto uno scambio con una famiglia di Mafra, una cittadina con un palazzo reale in stile manuelino, e una pasticceria goduriosa accanto, davvero deliziosa. Mafra è a pochi chilometri da Ericeira, un paesino sull’oceano dove le bambine hanno provato (e riprovato) il surf, in spiagge di mare azzurro, di onde violente, di salsedine che ti stride la pelle appena si asciuga, di venti sferzanti fino alle lacrime, di sardine grigliate i cui fumi danzano in profumatissimi turbini furibondi. Più a nord, un altro giorno, abbiamo anche visto, e fatto un brevissimo bagno nelle acque gelide, Nazarè, il paesello con le onde più alte del mondo (record di 29 metri), oltre a una mangiata sontuosa in un ristorante, un avamposto, di un peschereccio, i cui non venduti sono lasciati a essiccare alla vecchia maniera con graticci nelle spiagge.

Di Lisboa ho riapprezzato molto l’Alfama – abbiamo trovato anche un ristorantino che faceva sardine in scatola in produzione proprio – quel suo essere un po’ abbandonata, ancora antica, ma forse ho percepito un po’ la volontà quasi forzata di andare verso quel mondo: le biografie esposte ai muri degli anziani che abitano da sempre lì mi sono parse un po’ para-turistiche, così come l’aver trasformato qualsiasi locale, qualsiasi ambiente, in locali dove si suona il fado (che per il sottoscritto suona come una lagna inenarrabile, l’ho detto). Bella, più composta, raffinata ed elegante, ancorata alla grandeur delle scoperte, Belem. E che buoni i Pasteis de Nata, mangiati a Belem ma un po’ dappertutto.

Abbiamo visto anche la deliziosa Cascais e soprattutto Cabo de Rota, il punto più occidentale d’Europa, dove un vento rabido, temperature precipitate attorno ai 10 gradi, ci ha travolti in un tramonto spettacolare, e molto divertente – aggiungo.

A Mafra abbiamo trovato un ristorante ricavato da un convento accanto al Palazzo Reale dove si mangiava divinamente il baccalà e la pluma di porco. Ho anche avuto modo, vista l’onda lunga del WSET, di assaggiare l’ampia produzione del centro del Portogallo: i vini del Dao, dell’Alentejo, di Lisboa e della Peninsula de Setubal, vini in cui la freschezze oceaniche non hanno ancora lenito una certa dominanza estrattiva, ma buoni, gustosi, con un patrimonio ampelografico così ampio e diversificato da ricordare l’Italia.

Dopo circa una settimana a Mafra siamo saliti verso nord. Di strada, abbiamo fatto due detour molto piacevoli: il primo, e non ci eravamo mai stati, nel paese medievale di Obidos, il secondo a Coimbra, in realtà col fine poco nobile di andare a mangiare in uno dei templi nazionali, il baccalà, poi, con la necessità di digerire abbiamo avuto modo di riapprezzare i saliscendi dell’elegante città universitaria.

La nostra prima tappa al nord era una quinta nella incredibile valle del Douro. Ci aspettava Quinta Vila Rachel.

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