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San Francesco e Berlino. Il vento dieci anni dopo

Berlino, un incrocio storico e la locandina del mio evento

Sono rientrato dopo qualche giorno di lavoro a Berlino ed il mondo è cambiato. Come quando in questa città di crocevia e contrasti, di una bellezza urbana e ricostruttiva, sporca e architettonica, divisiva e accogliente, fu buttato giù il muro un novembre di 28 anni fa.

Nel tragitto di ritorno in aereo, bloccato a Monaco circa 10 ore causa maltempo, vento e neve, è successo di tutto. Sono partito con un leggero giacchino addosso e sono rientrato nel buio pece della notte con l’Italia clamorosamente fuori dai mondiali (che rabbia) dopo essere riuscita nell’impresa di non superare in gara doppia una mediocrissima Svezia, una lunga sciarpa nera sul collo oltre a ogni bottone di quel giacchino ben chiuso a coprirmi da un improvvido vento gelido e sferzante. Un rientro estenuante e un po’ malinconico che speravo finalmente concluso alla soglia di Bisarno – speranza vana: proprio in limine la Laura e le bambine, dormendo profondo, non mi hanno udito – il j’accuse va alla Laura ma anche alle occorrenze fortuite per le quali mi trovavo senza chiavi: vane le mie multiple telefonate, il clacson suonato, le mie urla. Si sono levati in volo i piccioni assopiti ne fienile, ma nessuno in casa mi ha sentito. Sono dovuto andare dai miei a prendere le chiavi di casa: sgradevole arrivare sulla soglia di casa, dopo un viaggio lungo e complesso, e non riuscire a entrare.

In questi giorni ho ripreso una certa quotidianità senza che però questo vento “tramontano” smettesse di graffiare. Di fatto Bisarno esternamente è invivibile: anche le gatte sono stati assenti per circa due giorni, a cercare riparo da questo vento assiduo e fastidioso. I lavori sono stati congelati in attesa di giorni più miti e calmi. Ho anche portato il limone dentro casa, per non farlo seccare di freddo. Giusto ieri ricorrevano 10 anni dal nostro primo passo dentro la casa di San Francesco: il nostro primo nido. Era una giornata di novembre e la Laura, forse per l’emozione, aveva battuto la testa nell’arco di cantina. E poc’anzi Matilde, dopo una giornata passata a vedere come si fa l’olio in gita con le elementari, ci ha raccontato: “Per andare al frantoio sono passata davanti alla casa di San Francesco!”. Esattamente 10 anni dopo, 2 figlie, una altra casa sull’altro lato della Sieve e tanto, tantissimo vento soffiato alle nostre spalle, talvolta anche verso di noi.

Bisarno verso l’inverno. I miei primi mondiali senza l’Italia. Tanti progetti in testa. Il lavoro che esige sempre di più. Il Natale non troppo lontano, mentre fuori continua a sibilare il freddo e ci apprestiamo tutti e quattro per la notte.