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Una madaleine al sapore di pistacchio

L’orto ghiacciato

Un cornetto al pistacchio dolce e friabile. Lo divoro ad ampi bocconi, malgrado sia la seconda colazione. L’espresso amaro con cui lo accompagno leviga nel palato il sapore caramelloso della libidinosa crema verdastra e deglutire è un vero piacere.

In un attimo ho finito questa pausa golosa ma l’esperienza si è dilatata, evolvendosi dal gusto al pensiero ai ricordi fino alle riflessioni, facendola quasi apparire senza tempo. Una “madaleine” in un centro commerciale a Prato. 

Sono giorni di festa. Freddi e un po’ grigi. Ogni tanto affiora un sole pallido e la malinconia si veste della bellezza che mi sta attorno. I ricordi di ciò che era un anno fa, potrei dire solo prima di quest’estate e delle rivoluzioni che ha portato, fanno male, tutto fa troppo male, e preferisco spostare l’attenzione su quello che vivo ora, sebbene sia tutto molto fragile ed emotivamente instabile. 

Gatto, Upupole e Bisarno

La mia famiglia è stretta e unita. La nostra grande casa sempre più calda. Si è aperta per Natale in una giornata fredda quanto assolata e la vecchia stalla, oggi la nostra sala, ha accolta una festosa tavolata di 15 persone. 

La bellezza. A costo di risultare superficiale, la trovo uno degli aspetti più confortevoli. “La bellezza salverà il mondo” – faceva dire Dostoevsky al principe Miškin ne L’idiota. A me salva dal ruminio mentale. Dal pensiero negativo. Dal pessimismo che spesso mi stritola. E allora anche passeggiare nel prato coi gattini e vedere l’austera Bisarno – come è venuta bene! – mi salva. Mi salva riordinare la lavanderia come fossi un casalingo disperato. Mi salvano le geometrie della natura, quando guardo le foglie degli ortaggi cristallizzate dal gelo. Mi salvano le bambine coi loro pigiamoni invernali mentre dormono a pancia in giù e hanno le gote arrossate e le bocche fiorite. 

Il cavolfiore sotto la brina

Ritorno al presente. C’è un gruppo di ragazzine accanto a me, hanno sempre il “cazzo” in bocca mentre parlano. La tazzina vuota di caffè e il piattino con delle briciole sparse su un tovagliolino spiegazzato, mentre la radio del bar gracchia una non nota hit latinoamericana, spezzano questa mia “epifania” sulla bellezza del mio fragile presente. Mi alzo. Vado a pagare. Si, la bellezza salverà il mondo.

Bambine al tramonto